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denominazione di origine protetta del “fico bianco del cilento” – olio extravergine di oliva dop
Musei della civiltà contadina
ORTODONICO - Il Museo di Ortodonico, fondato da un'Associazione volontaria nel 1975, è nato come Museo del Lavoro e della Storia Sociale e sin dalla sua nascita, si è posto l'obiettivo di recuperare I diversi aspetti della tecnologia creativa, i sistemi di lavoro e di produzione, nonché i diversi ambienti di lavoro e del paesaggio. Nel centro storico dì Ortodonico, in un ambiente naturalmente predisposto (i locali di un vecchio frantoio abbandonato, al piano terra del palazzo dell'Avvocato Tommaso Amoresano, a cui vanno i ringraziamenti per la grande sensibilità e disponibilità dimostrata, avendoli ceduti al Museo, con atto di comodato gratuito), è nato Il Museo della Civiltà Contadina. Da circa un ventennio è Impegnato nel recupero e nella conservazione di oggetti legati ad una cultura (quella della civiltà contadina) e ad un mondo (quello dei diseredati del Sud, i vinti della storia), ormai in via di estinzione. Il Museo, attraverso il lavoro di ricerca, contribuisce a conservare la memoria storica e le radici socio-antropologiche e culturali di Ortodonico e del Cilento. Il Museo dl Ortodonico, gestito da un'Associazione legalmente costituita, ha avuto purtroppo scarsa attenzione istituzionale. Solo di recente, con un provvedimento della Giunta Regionale della Campania (delibera di G.R. 7784 del 21/12/ 1992), al sensi della L.R. 49/85, art. 2, è stato inserito nella tabella degli Enti dl rilevanza regionale, per l'attività di Interesse educativo e culturale espletata.
Info: 0974/964789-964229

MOIO della CIVITELLA - Il Museo della civiltà contadina del Cilento, realizzato col patrocinio e concorso finanziario del comune di Moio, è il risultato di un'interessante iniziativa didattica delle scuole elementari di Moio Pellare.
Ad essa hanno collaborato docenti ed alunni, effettuando in orario scolastico, delle ricerche in tutta l'area del Comune e del territorio cilentano.
Esse, spesso, hanno portato alla luce e, forse, sottratto alla distruzione oggetti rarissimi, veri e propri cimeli del passato, d'immenso valore per la locale cultura contadina.
Il Museo costituisce una rassegna ampia, pressoché completa ed anche spettacolare di quanto attiene all'attività e alla cultura del mondo rurale.
Il Museo si articola in numerose sezioni, delle quali le più ricche e interessanti sono:
1) Sezione domestica;
2) Sezione tessile;
3) Sezione olivicola;
4) Sezione cerealicola;
5) Sezione vinicola;
6) Sezione storico-religiosa.
Sezione domestica
La ricostruzione della casa del contadino costituisce per la rassegna museografica un pezzo assai importante.
Vi figura un antico camino con pentole già sospese alla catena e accanto, un artistico "treppete", opera di abili artigiani zingari. Vi è tutto per la cucina: dallo spiedo alla graticola, (anche questa opera degli zingari girovaghi) al tosta orzo, alle "sartanie" (padelle) di tutte le grandezze. Completa è anche l'attrezza-tura per la confezione del pane casereccio: una madia, setacci fitti e meno fitti, pale di legno per infornare il pane, perfino il "munnolo", una specie di scopa applicata ad un palo, fatta con rami di arbusti aromatici, che serviva, ripetutamente bagnata, per ripulire il forno dagli ultimi tizzoni ribelli al rastrello (anch'esso presente) e dalla cenere. Ma il pezzo inedito, anche per le persone anziane, è il mulino casalingo in pietra, che in tempi molto antichi serviva al contadino per evitare il pagamento dei gravosi diritti che il barone esigeva sui mulini ad acqua. In un angolo del vasto locale si può vedere, semplice, monacale, il letto del contadino, costituito da dure assi di legno sorrette da due piedistalli di ferro. Nella "colonnetta", posta a lato del letto, il curioso può vedere anche un pitale di coccio.
Accanto al letto sono in mostra tre antiche rustiche culle, due di legno e una in ferro battuto, girelli e gabbie per intratte-nere i bambini nei primi passi.
Inoltre, tra la numerosa suppellettile vi sono una serie di ferri da stiro a carbone, una splendida serie di lucerne ad olio e a petrolio, un caratteristico manichino in costume locale del XIX secolo, un rozzo tavolo (fratino) con dei mortai in pietra, un completo per la confezione del "sorbetto" e tanti altri oggetti di uso locale.
Sezione tessile
La sezione tessile, tutta inedita per le giovani generazioni, accoglie un ricchissimo corredo di attrezzi, che mette subito in evidenza l'importanza nel passato del settore tessile per l'economia della zona.
Infatti, i paesi del Cilento vivevano, fino a non molto tempo fa, in una vera e propria economia autarchica, nel senso che in "loco" veniva prodotta la materia prima, lino, canapa, lana e trasformata in tessuti a volte pregevoli.
Sono in bell'ordine esposti lo scavezzatoio o mangano, che serviva a rompere gli steli; lo stigliatoio ("spatolatoio"), che separava la fibra tessile dalla parte legnosa; il cardo, la rocca, il fuso, l'arcolaio, l'incannatoio, il telaio ecc...
La sezione è molto vistosa, e non priva d'interesse storico folkloristico.
Sezione olivicola
La sezione olivicola accoglie svariati pezzi atti ad estrarre del prezioso olio. In essa ammiriamo un bel macino con due maestose mole, azionate da una gigantesca ruota mossa da forze provenienti da una "catoia", alimentata ad acqua; un torchio in legno del secolo XVII e tutta una serie di misure contenitrici del prezioso alimento.
Sezione cerealicola
In questa sezione si possono ammirare una dovizia di attrezzi da lavoro ormai passati di moda.
Sorprendente pezzo raro l'aratro a chiodo, che insieme alla zappa è stato usato per secoli dai contadini cilentani.
Ci riportano ad un passato assai remoto molti attrezzi usati per la trebbiatura del grano, primo fra essi il tribbio, grossa pietra trapezoidale, ruvida nella parte inferiore che veniva trascinata da un bue, da un asino oppure da un cavallo sul grano steso a mannelli sull'aia.
Presente, anche il correggiato, (vetta) strumento rustico per battere cereali, composto di due grossi bastoni uniti insieme da una striscia di cuoio (correggia) o da una matassina di forte filo di cotone. Presenti nella sezione svariati aratri con relativi gioghi, attrezzi per tagliare la legna e lavorare il legno, trappole per volpi, e un'antica macchinetta per estrarre il sugo di pomodoro.
Sezione vinicola
Di sommo interesse è la sezione vinicola, essendo il territorio interessato per il passato come per il presente dalla coltura della vite.
E' da supporre che gli Enotri, cultori del vino, abitando agli albori della storia in queste contrade, abbiano inculcato agli indigeni l'amore e l'attaccamento per la vite.
In un documento del secolo XVI (una copia di esso è esposta nel Museo) si può leggere che Pellare e Moio erano, già a quell'epoca, esportatori di vino e che lo fornivano perfino alla Corte napoletana.
Nel Museo è fedelmente ricostruita un'antica cantina, dove campeggiano un colossale tino e una gigantesca botte, nonché torchi di vari tipi non escluso uno antichissimo sul modello greco-romano.
Di particolare rilievo una vetrinetta contenente preziosi oggetti: mostimetro, ebulliometro, coltellini per innesti a gemma, bilancina per dosare la poltiglia bordolese, lucerne, caraffe e tappatrici per botti.
Sezione storico-religiosa
La sezione storica è contenuta in bacheche con fotografie, quadri e cartelloni raffiguranti personaggi e vicende locali in relazione alle rivolte contadine e politiche del secolo scorso.
Sono bene evidenziate una bandiera carbonara rossa, nera e turchina e una borbonica con tre gigli in campo bianco.
In un armadietto sono conservati cimeli che ricordano la partecipazione cilentana all'impresa garibaldina del 1860-61: fucili, sciabole, pistole e bandollere.
Di non lieve considerazione è la sezione religiosa che rivela, attraverso la numerosa esposizione di oggetti, l'attaccamento del mondo contadino ai valori trascendentali.
E' ben documentato l'apporto del mondo contadino ai riti religiosi della Settimana santa.
Egregiamente illustrata l'attività svolta dalle congreghe nel campo religioso, sociale, politico.
Vi sono bene evidenziati i trofei di cera nelle tre forme (a fallo, a barca e a castello).
Questi trofei fanno parte di riti arcaici, in quanto trovansi scolpiti su marmi di civiltà passate (vedi una metopa del Tempio di Hera Argiva, nel Museo di Paestum).
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