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MOIO della CIVITELLA
- Il Museo della civiltà contadina del
Cilento, realizzato col patrocinio e concorso
finanziario del comune di Moio, è il
risultato di un'interessante iniziativa didattica
delle scuole elementari di Moio Pellare.
Ad essa hanno collaborato docenti ed alunni,
effettuando in orario scolastico, delle ricerche
in tutta l'area del Comune e del territorio
cilentano.
Esse, spesso, hanno portato alla luce e, forse,
sottratto alla distruzione oggetti rarissimi,
veri e propri cimeli del passato, d'immenso
valore per la locale cultura contadina.
Il Museo costituisce una rassegna ampia, pressoché
completa ed anche spettacolare di quanto attiene
all'attività e alla cultura del mondo
rurale.
Il Museo si articola in numerose sezioni, delle
quali le più ricche e interessanti sono:
1) Sezione domestica;
2) Sezione tessile;
3) Sezione olivicola;
4) Sezione cerealicola;
5) Sezione vinicola;
6) Sezione storico-religiosa.
Sezione domestica
La ricostruzione della casa del contadino costituisce
per la rassegna museografica un pezzo assai
importante.
Vi figura un antico camino con pentole già
sospese alla catena e accanto, un artistico
"treppete", opera di abili artigiani
zingari. Vi è tutto per la cucina: dallo
spiedo alla graticola, (anche questa opera degli
zingari girovaghi) al tosta orzo, alle "sartanie"
(padelle) di tutte le grandezze. Completa è
anche l'attrezza-tura per la confezione del
pane casereccio: una madia, setacci fitti e
meno fitti, pale di legno per infornare il pane,
perfino il "munnolo", una specie di
scopa applicata ad un palo, fatta con rami di
arbusti aromatici, che serviva, ripetutamente
bagnata, per ripulire il forno dagli ultimi
tizzoni ribelli al rastrello (anch'esso presente)
e dalla cenere. Ma il pezzo inedito, anche per
le persone anziane, è il mulino casalingo
in pietra, che in tempi molto antichi serviva
al contadino per evitare il pagamento dei gravosi
diritti che il barone esigeva sui mulini ad
acqua. In un angolo del vasto locale si può
vedere, semplice, monacale, il letto del contadino,
costituito da dure assi di legno sorrette da
due piedistalli di ferro. Nella "colonnetta",
posta a lato del letto, il curioso può
vedere anche un pitale di coccio.
Accanto al letto sono in mostra tre antiche
rustiche culle, due di legno e una in ferro
battuto, girelli e gabbie per intratte-nere
i bambini nei primi passi.
Inoltre, tra la numerosa suppellettile vi sono
una serie di ferri da stiro a carbone, una splendida
serie di lucerne ad olio e a petrolio, un caratteristico
manichino in costume locale del XIX secolo,
un rozzo tavolo (fratino) con dei mortai in
pietra, un completo per la confezione del "sorbetto"
e tanti altri oggetti di uso locale.
Sezione tessile
La sezione tessile, tutta inedita per le giovani
generazioni, accoglie un ricchissimo corredo
di attrezzi, che mette subito in evidenza l'importanza
nel passato del settore tessile per l'economia
della zona.
Infatti, i paesi del Cilento vivevano, fino
a non molto tempo fa, in una vera e propria
economia autarchica, nel senso che in "loco"
veniva prodotta la materia prima, lino, canapa,
lana e trasformata in tessuti a volte pregevoli.
Sono in bell'ordine esposti lo scavezzatoio
o mangano, che serviva a rompere gli steli;
lo stigliatoio ("spatolatoio"), che
separava la fibra tessile dalla parte legnosa;
il cardo, la rocca, il fuso, l'arcolaio, l'incannatoio,
il telaio ecc...
La sezione è molto vistosa, e non priva
d'interesse storico folkloristico.
Sezione olivicola
La sezione olivicola accoglie svariati pezzi
atti ad estrarre del prezioso olio. In essa
ammiriamo un bel macino con due maestose mole,
azionate da una gigantesca ruota mossa da forze
provenienti da una "catoia", alimentata
ad acqua; un torchio in legno del secolo XVII
e tutta una serie di misure contenitrici del
prezioso alimento.
Sezione cerealicola
In questa sezione si possono ammirare una dovizia
di attrezzi da lavoro ormai passati di moda.
Sorprendente pezzo raro l'aratro a chiodo, che
insieme alla zappa è stato usato per
secoli dai contadini cilentani.
Ci riportano ad un passato assai remoto molti
attrezzi usati per la trebbiatura del grano,
primo fra essi il tribbio, grossa pietra trapezoidale,
ruvida nella parte inferiore che veniva trascinata
da un bue, da un asino oppure da un cavallo
sul grano steso a mannelli sull'aia.
Presente, anche il correggiato, (vetta) strumento
rustico per battere cereali, composto di due
grossi bastoni uniti insieme da una striscia
di cuoio (correggia) o da una matassina di forte
filo di cotone. Presenti nella sezione svariati
aratri con relativi gioghi, attrezzi per tagliare
la legna e lavorare il legno, trappole per volpi,
e un'antica macchinetta per estrarre il sugo
di pomodoro.
Sezione vinicola
Di sommo interesse è la sezione vinicola,
essendo il territorio interessato per il passato
come per il presente dalla coltura della vite.
E' da supporre che gli Enotri, cultori del vino,
abitando agli albori della storia in queste
contrade, abbiano inculcato agli indigeni l'amore
e l'attaccamento per la vite.
In un documento del secolo XVI (una copia di
esso è esposta nel Museo) si può
leggere che Pellare e Moio erano, già
a quell'epoca, esportatori di vino e che lo
fornivano perfino alla Corte napoletana.
Nel Museo è fedelmente ricostruita un'antica
cantina, dove campeggiano un colossale tino
e una gigantesca botte, nonché torchi
di vari tipi non escluso uno antichissimo sul
modello greco-romano.
Di particolare rilievo una vetrinetta contenente
preziosi oggetti: mostimetro, ebulliometro,
coltellini per innesti a gemma, bilancina per
dosare la poltiglia bordolese, lucerne, caraffe
e tappatrici per botti.
Sezione storico-religiosa
La sezione storica è contenuta in bacheche
con fotografie, quadri e cartelloni raffiguranti
personaggi e vicende locali in relazione alle
rivolte contadine e politiche del secolo scorso.
Sono bene evidenziate una bandiera carbonara
rossa, nera e turchina e una borbonica con tre
gigli in campo bianco.
In un armadietto sono conservati cimeli che
ricordano la partecipazione cilentana all'impresa
garibaldina del 1860-61: fucili, sciabole, pistole
e bandollere.
Di non lieve considerazione è la sezione
religiosa che rivela, attraverso la numerosa
esposizione di oggetti, l'attaccamento del mondo
contadino ai valori trascendentali.
E' ben documentato l'apporto del mondo contadino
ai riti religiosi della Settimana santa.
Egregiamente illustrata l'attività svolta
dalle congreghe nel campo religioso, sociale,
politico.
Vi sono bene evidenziati i trofei di cera nelle
tre forme (a fallo, a barca e a castello).
Questi trofei fanno parte di riti arcaici, in
quanto trovansi scolpiti su marmi di civiltà
passate (vedi una metopa del Tempio di Hera
Argiva, nel Museo di Paestum).
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